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Fisco

Bonifico Instant Payment

bonifico istantaneo

Dal 21 novembre, in Italia e in tutta l'Eurozona, è arrivato l' Instant Payment, un nuovo tipo di bonifico bancario che consentirà di poter effettuare pagamenti istantanei, tutti i giorni della settimana feriali e festivi, dal lunedì alla domenica, 24 ore su 24. Il bonifico sarà ricevuto dal destinatario dopo appena 10 secondi.

Ricordiamo che per ora, il bonifico istantaneo è per pagamenti fino a un massimo di 15.000 euro ad operazione, ed una volta disposti ed effettuati, non possono più essere revocati.

Quanto costa il bonifico istantaneo?

I bonifici istantanei costano più di un bonifico normale perché le banche europee e le banche italiane che offrono il servizio sono, ad oggi solo 18. In Italia l'Instant Payment viene effettuato solo da 3 banche: Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banca Sella.

"Il prezzo del bonifico istantaneo sarà definito sulla base del valore percepito dal cliente per il servizio" . Questo significa che dal momento che non è scritto da nessuna parte che non si devono far pagare le commissioni ai beneficiari, il prezzo del bonifico istantaneo è in funzione dell'importo ricevuto dal cliente.

 

 

 

 

 

Il cassetto fiscale: a cosa serve, come accedere e registrarsi

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Cos'è il Cassetto fiscale?

Il cassetto fiscale è uno strumento di particolare importanza che la Pubblica Amministrazione ha messo a disposizione dei cittadini per la consultazione della posizione fiscale e dei dati personali. E' uno sportello virtuale, una sorta di fascicolo informatizzato, in cui è possibile reperire le informazioni relative alle dichiarazioni fiscali. Ovviamente, il cassetto fiscale è uno strumento in continuo aggiornamento, che la PA si impegna ad arricchire con nuovi documenti e nuove informazioni, infatti già dal 2013 sono stati inseriti tutti i dati relativi alle anomalie informatiche segnalate dai titolari di Partita IVA a partire dal 2010, anno in cui l'Italia ha avviato una decisa campagna di informatizzazione della burocrazia e delle documentazioni fiscali. Sono anche state inserite tutte le informazioni relative alle anomalie che, di contro, ha riscontrato l'Agenzia delle Entrate nei documenti e nelle dichiarazioni a partire dal 2012. A tutti gli effetti, quindi, il cassetto fiscale non può essere direttamente modificato dal contribuente ma viene aggiornato automaticamente dall'Agenzia delle Entrate.

Chi può utilizzarlo

Il cassetto fiscale viene messo a disposizione di tutti i cittadini italiani residenti e non, che possono essere considerati a tutti gli effetti dei contribuenti dello Stato. La richiesta di accesso al cassetto fiscale dev'essere inoltrata presso uno sportello dell'Agenzia delle Entrate con l'esibizione di un documento che attesti l'identità del richiedente: solo previa verifica l'impiegato può fornire al richiedente i dati di accesso, che consistono in un pin e in una password univoci, strettamente personali. Può essere per l'accesso sia il Pin fisco online che quello Entratel. Qualsiasi categoria di contribuente ha diritto di ottenere l'accesso ai suoi dati, dal pensionato al titolare di partita IVA, dal lavoratore dipendente al libero professionista: non esistono differenze sostanziali per richiedere l'accesso, anche se possono variare i dati che vengono resi disponibili sulla base delle imposte e della modulistica impiegata per le dichiarazioni fiscali. Il contribuente è abituato alla sola consultazione dei dati e non può in nessun modo intervenire per chiederne la modifica o l'implemento, a seconda dei casi può effettuare dei solleciti all'Agenzia delle Entrate per chiedere l'aggiornamento.

A cosa serve

La funzione del cassetto fiscale è abbastanza chiara nelle intenzioni dell'Agenzia delle Entrate, perché dà ai contribuenti un valido strumento di controllo e verifica soprattutto in caso di contestazione della posizione fiscale da parte della Pubblica Amministrazione e di Equitalia. I documenti ivi contenuti possono essere consultati online oppure salvati offline e stampati come documenti in formato PDF per l'archiviazione. In caso di accertamento finanziario, quindi, ilcontribuente può trovare nel suo cassetto fiscale tutto quanto gli possa essere utile per giustificare la sua posizione ed, eventualmente, sanarla. 

fonte: "TASSE FISCO"

 

Agente in forma societaria

espertorisponde3Una società agente è composta da due soci: un accomandatario (l'unico che lavora) con quota del 60%, un accomandante con quota del 40%. La preponente versa i contributi Enasarco interamente per il solo socio accomandatario. L'indennità spetta pro quota con tassazione a carico di entrambi o al 100% all'accomandatario?

L'indennità per la cessazione del rapporto spetta alla società agente e pertanto ad essa deve essere corrisposta indipendentemente dall'effettuazione della prestazione promozionale da parte del solo socio accomandatario. All'atto della corresponsione l'importo dell'indennità, trattandosi di società di persone, deve essere assoggettato a tassazione separata con ritenuta Irpef del 20%. Una disposizione particolare è contenuta nel regolamento per l'accantonamento delle somme al fondo per la risoluzione del rapporto presso l'Enasarco (Firr). E' previsto infatti che, nel caso in cui l'agente sia una società di persone (in particolare in accomandita semplice) la società agente deve fornire i dati relativi ai singoli soci con indicazione delle percentuali dei versamenti da accreditare a ciascuno di essi . Si deve pertanto verificare quanto comunicato all'Enasarco all'atto della costituzione del rapporto di agenzia.

 

 

Agenzia come impresa familiare

IMPRESA FAMILIARE

L'impresa familiare viene considerata nel nostro ordinamento come quel tipo di impresa in cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado dell'imprenditore titolare.

 I parenti che possono partecipare all'impresa familiare sono:

- il coniuge;

- parenti entro il terzo grado (figlio, nipote, pronipote), gli ascendenti (genitore, nonno, bisavolo), i collaterali (fratello o sorella, nipote, zio);

- affini entro il secondo grado: i parenti del coniuge in linea retta discendente(figlio nipote), in linea retta ascendente (genitore e nonno), in linea collaterale (fratello e sorella).

Sono inoltre affini in linea retta discendente entro il secondo grado nuore e generi; affini entro il secondo grado i coniugi dei seguenti parenti dell'imprenditore: del figlio (genero e nuore), del genitore (quando non sia anche genitore dell'imprenditore), del fratello (cognata).

Fiscalità dell'impresa familiare

La tassazione del reddito d'impresa familiare è disciplinata dall'articolo 5 comm. 4 - 5 del DPR 917/1986, dove è espressamente stabilito che il reddito prodotto dall'impresa familiare viene imputato a ciascuno degli aventi diritto, indipendentemente dal reale conseguimento, in proporzione alle rispettive quote di partecipazione degli utili. La quota di utili complessivi attribuibili ai collaboratori, non può essere superiore al 49% con la conseguenza che al titolare dell'impresa familiare la quota minima imputabile debba essere come minimo il 51%.

Costituzione di una impresa familiare

La normativa fiscale prevede che i redditi dell'impresa familiare, limitatamente al 49% dell'ammontare risultante dalla dichiarazione dei redditi dell'imprenditore, sono imputati a ciascun familiare, che abbia prestato in modo continuativo e prevalente la sua attività lavorativa nell'impresa, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili, fermo restandoche siano rispettate le seguenti condizioni:

1)  I familiari collaboratori debbano risultare nominativamente con l'indicazione del rapporto di parentela e di affinità dell'imprenditore da atto pubblico o scrittura privata autenticata anteriore all'inizio del periodo d'imposta con sottoscrizione dell'imprenditore e dei familiari collaboratori.

2)  Ogni familiare partecipante all'impresa familiare attesti nella dichiarazione dei redditi di aver prestato l'attività lavorativa in modo continuativo e prevalente.

3)  L'imprenditore riporti nella sua dichiarazione l'indicazione delle quote di partecipazione agli utili spettanti ai familiari collaboratori con l'attestazione che tali quote sono proporzionali al lavoro effettivamente prestato. La normativa fiscale ammette l'imputazione dei redditi di impresa ai collaboratori familiari, ma non consente di procedere ad analoga imputazione nel caso in cui il risultato fiscale del periodo evidenzi una perdita. Quindi nel caso di una perdita fiscale essa rimane completamente imputabile all'imprenditore individuale.

 

Rodolfo Gilana

 

Cresce il numero delle partite Iva: 41.793

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Sono state aperte 41.793 nuove posizioni e dal confronto effettuato con il corrispondente mese dello scorso anno si evidenzia un incremento pari allo 0,2 per cento.

Cresce il numero delle partite Iva avviate nel mese di settembre 2015: 41.793. E' questo il primo dato messo in evidenza dalla sintesi mensile dell'Osservatorio del dipartimento delle Finanze sull'apertura delle nuove partite Iva.

Il documento, come di consueto, approfondisce l'analisi dei dati su vari fronti. Innanzitutto la distribuzione per natura giuridica evidenzia che il 74,7% delle nuove posizioni appartiene alle persone fisiche, il 20% è stato aperto da società di capitali e il 4,5% da società di persone; i "non residenti" insieme alle "altre forme giuridiche" sfiora l'1% dei nuovi avviamenti. Dal confronto con settembre 2014 emerge un piccolo aumento di posizioni riguardanti le società di capitali (+1%) e le persone fisiche (+0,7%) mentre, come accade ormai negli ultimi anni, si riscontra un rilevante calo per le società di persone (-8,8%).

Prendendo, poi, in esame la ripartizione territoriale possiamo riscontrare che il 42,4% delle nuove aperture è dislocato al Nord, il 23% al Centro e il 34,4% al Sud e nelle Isole. Anche in questo caso se si mettono a confronto i dati dell'analogo periodo dello scorso anno si segnala il dato positivo della provincia di Trento con un +14,4%, quello della Sardegna con +8,6% e della Toscana con +7,1% mentre il segno "meno" più evidente è quello del Molise (-9,7%), delle Marche (-7,9%) e della Campania (-5,7%).

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Irap. C'è autonoma organizzazione se lo stipendio non è da esecutivo

IRAP

A "smontare" i presupposti dell'imposta sono un'attività svolta soltanto con gli strumenti indispensabili e un collaboratore che svolga semplici funzioni di segreteria o simili.

L'agente di commercio deve l'Irap se impiega un familiare con mansioni e retribuzione rilevanti.

I fatti di causa - Un agente di commercio ha impugnato il silenzio rifiuto formatosi a seguito dell'istanza di rimborso Irap, da lui versata per gli anni dal 2000 al 2004.

Diversamente dalla Commissione tributaria provinciale che ha respinto il ricorso del contribuente, il giudice di secondo grado, in parziale accoglimento del suo appello, ha disposto il rimborso dell'imposta versata dal 2000 al 2003, dichiarando non dovuto il rimborso per il 2004. In particolare, la Ctr è stata chiamata a verificare la presenza di elementi probatori relativi all'esistenza dei presupposti del tributo, in applicazione del principio di legittimità (Cassazione, pronunce 3682/2007 e 7734/2008) secondo il quale l'autonoma organizzazione sussiste solo se sono impiegati beni strumentali eccedenti, secondo l'id plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività oppure se ci si avvale in modo non occasionale del lavoro altrui. Di conseguenza, sulla base delle dichiarazioni dei redditi del contribuente e dell'elenco dei cespiti ammortizzabili, depositati agli atti del facsicolo di primo grado, il giudice di appello ha escluso, per il periodo 2000-2003, l'autonoma organizzazione, ritenendo che i beni strumentali utilizzati non erano eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività. Si trattava, infatti, di un'autovettura, di una stampante, di un fax e di un telefono.

Per l'anno d'imposta 2004, invece, la Commissione regionale ha concluso che l'agente di commercio non aveva dimostrato come si svolgeva il rapporto di collaborazione che emergeva dal quadro RG della dichiarazione dei redditi. Non aveva chiarito, cioè, se si trattava di un intervento occasionale o continuativo, nonostante l'eseguità della spesa (circa 5mila euro).

L'agenzia ha proposto ricorso per cassazione denunciando, ex articolo 360 n. 5 cpc, l'omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio. La Ctr, in pratica, non aveva preso in considerazione quanto evidenziato dall'ufficio in ordine alla presenza, nelle dichiarazioni relative agli anni 2000-2003, di quote di collaboratori familiari (27.079 euro per il 2000, 29.429 euro per il 2001, 37.563 euro per il 2002 e 21.672 euro per il 2003).

La Cassazione ha accolto il ricorso, ribadendo che, con riguardo al presupposto dell'Irap, il requisito dell'autonoma organizzazione ex art. 2 del Dlgs 446/1997, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, "...ricorre quando il contribuente , a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell'impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive".

Osservazioni

La Corte suprema ha applicato anche all'agente che utilizza un collaboratore familiare, il principio affermato alle Sezioni unite, nella sentenza 9451/2016, confermando, quindi, con alcune precisazioni, le statuizioni già espresse in precedenti pronunce. Ha ritenuto, infatti, che non è sufficiente, per configurare il requisito dell'autonoma organizzazione, che il contribuente si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui, ma quest'ultimo deve superare "la soglia dell'impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive". In particolare, dopo aver affermato l'irrilevanza, ai fini Irap, della disciplina dell'impresa familiare prevista per la determinazione del reddito d'impresa riguardo alle imposte sui redditi (imputato a ciascun familiare che abbia prestato "in modo continuo e prevalente" la sua attività) e l'equiparazione dei familiari che partecipano all'impresa ai collaboratori non occasionali (sentenza 10777/2013), la Cassazione (sentenza 1537/2014 e ordinanza 22628/2014) ha precisato che, ai fini della verifica del requisito dell'autonoma organizzazione, integrante il presupposto impositivo Irap, deve ritenersi che la collaborazione dei partecipanti all'impresa familiare integri quel quid pluris dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore (o valore aggiunto) rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare (etero-organizzazione dell'esercente l'attività).

E ancora la Corte ha affermato che, nonostante il limitato "complesso della strumentazione a disposizione", la presenza di un collaboratore familiare è di per sé sufficiente, pur se non espressamente dichiarata dal Dlgs 446/97, a configurare un'attività imprenditoriale assoggettabile a Irap (ordinanaza 12616/2016).

Nella fattispecie al suo esame, invece, la Corte ha cassato la sentenza impugnata in quanto la Commissione regionale non aveva in alcun modo preso in considerazione il fatto controverso rappresentato dalle dette "quote di collaboratori familiari". Di conseguenza, in ordine alla valutazione della presenza di lavoro non occasionale che superava la soglia dell'impiego di un collaboratore esplicante mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive, la motivazione della sentenza era insufficiente. 

Sarà il giudice del rinvio a riesaminare la fattispecie, facendo applicazione dei principi enunciati dalle Sezioni unite, considerando soprattutto i corrispettivi non esigui elargiti allo stesso collaboratore che, quindi, doveva svolgere mansioni non meramente esecutive o di segreteria.

 

Romina Morrone - FiscoOggi.it

 

 

Battuta d'arresto per le partite Iva. A luglio, 40.316 le nuove aperture

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On line incrementi e flessione, secondo l'analisi statistica effettuata per natura giuridica, ripartizione territoriale, settore produttivo e caratteristiche anagrafiche

In calo, a luglio, le nuove partite Iva, rispetto allo stesso mese dello scorso anno. E' quanto emerge dall'elaborazione statistica effettuata mensilmente dall'Osservatorio delle partite Iva e disponibile sul sito del dipartimento delle Finanze. La flessione è del 6,9 per cento.

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Dichiarazione dei redditi

espertorisponde3Se un' Azienda versa i contributi ENASARCO ma non me li certifica?

Se un' Azienda non me li certifica perché non me li ha pagati (purtroppo ne ho una che non ha versato né contributi né Firr)?

Se un' Azienda non mi invia la Certificazione Unica?

1) se manca la certificazione dei contributi Enasarco, ma questi sono stati versati, è comunque possibile dedurre tali contributi in sede di Unico producendo un'autocertificazione e provando il versamento dei contributi Enasarco tramite la stampa della propria posizione contributiva dal sito Enasarco;

2) se i contributi NON sono stati versati dalla ditta, NON sono deducibili in sede di Unico;

3) se la ditta non invia la CU per certificare le ritenute d'acconto, è comunque possibile fare un'autocertificazione allegando alla stessa:

- copia fattura/e per la/e quale/i non è stata certificata la ritenuta;

- copia di un estratto del c/c bancario dal quale si evinca l'incasso della fattura al valore netto indicato in fattura.

Massimo Azzolini

 

 

Tasso legale, da gennaio interesse allo 0,50%

 
tassolegaleA decorrere dal 1° gennaio 2015, la misura del tasso legale di interesse è scesa dall'1% allo 0,50% per effetto del D.M dell''11 dicembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 290 del 15 dicembre 2014.
 

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